lunedì 24 luglio 2017

cucina israeliana

(המטבח הישראלי) è costituita sia da piatti locali tipici del medio oriente (soprattutto dal Libano), che da piatti portati dagli ebrei emigrati in Israele da tutto il mondo. Alcuni elementi della cucina libanese come Falafel e Hummus sono diventati sinonimi di cucina israeliana.

Uno dei pochi cibi che è considerato unico e specificatamente israeliano è il Ptitim, spesso chiamato Cuscus israeliano.

Cenni storici

La cucina ebraica è già presente nella lontana area della Grande Siria già ai tempi di Ciro il Grande (590 a.C. - 529 a.C.).

Negli ultimi 20 secoli, essendo il popolo di Israele sparso per il mondo, anche la sua cucina ha avuto influenze varie, pur rimanendo ferma nell'esercitare il dovuto rispetto di ringraziamento per il cibo ricevuto. La cucina ebraica, pertanto, si distingue e si caratterizza dalle altre cucine dell'area mediterranea e medio-orientale più per i propri rituali che come diversità di ricette.

Definizione

Come molte nazioni costituite da immigranti provenienti da tutto il mondo, c'è un grande dibattito sul fatto che la cucina israeliana abbia innovato significativamente oppure no la sua gastronomia.
È evidente che la buona cucina non conosce frontiere, né divisioni etnico-religiose ma sarebbe errato pensare che, essendo Israele un giovane Stato, non abbia una sua propria tradizione culinaria. Poco importa che molti dei suoi piatti, che sono ormai considerati prettamente israeliani, provengano dalla cucina araba e dai vari paesi di origine degli immigrati. La cucina israeliana non è infatti solo una fusione di stili culinari provenienti da tutto il mondo, dal momento che può invece vantare sue proprie caratteristiche.

Vi sono sostenitori della tesi secondo la quale Israele ha una sua arte culinaria vera e propria, argomentando che molte cucine, di fatto, si ibridano vicendevolmente, prendendo le une dalle altre varie pietanze in prestito piatti quando questi abbiano ingredienti comuni.

Questo può essere osservato, per esempio, nelle diverse gastronomie asiatiche, dove molti dei piatti che vendono indicati come cibi nazionali provengono invece da altri paesi. Un tipico esempio sono gli hamburger, le salsicce, la pizza e le patate fritte che, presenti nella cucina degli Stati Uniti, sono in realtà originari di Germania, Italia e Belgio. Molti piatti israeliani non si possono trovare in altri paesi, ci sono misture di combinazioni di elementi delle cucine orientali ed centro europee come gulasch e cuscus.

Una cosa comunque è certa: le due correnti principali di cibo che si possono trovare nella cucina israeliana derivano dalla tradizione gastronomica ebraico-orientale (Mizrahi) e da quelle ebraica tradizionale proveniente da altre regioni del mondo (Europa e mondo arabo in modo particolare).

Cucina ebraico-orientale (Mizrahi)

La cucina Israelo-Mizrahi è simile alla cucina araba, per le carni arrostite, le paste dolci e salate, i piatti con riso, le verdure ripiene, il pane pita e le insalate.

Insalate -

spesso i pasti cominciano con una varietà di insalate, o meze che include insalate standard come hummus, tahini, matbucha ed insalata russa senza dimenticare l'insalata turca. Le insalate possono includere insalate di origine straniera come l'Insalata di cavolo, ma ci sono anche insalate locali create in Israele, come l'Insalata verde e l'insalata di melanzana con fegatini che fu inventata durante il periodo dell'austerità e si dice che sia l'unica delle ricette di quel del periodo che continua ad essere mangiata in Israele.

Salse piccanti -

lo Skhug introdotto per gli ebrei yemeniti, la Harissa introdotta dagli ebrei tunisini e del Nord dell'Africa e la Pilpelchuma introdotta dagli ebrei della Libia, sono tutte differenti versioni della popolare salsa sulla base di peperoncini ed aglio. Lo Skhug è il più popolare di questi.

Amba - gli immigranti provenienti dall'Iraq portarono con sé l'Amba che attualmente si trova comunemente nello Shawarma, consumato in tutto Israele.

Labaneh - una specie di formaggio-yogurt di colore bianco fatto con latte di pecora, mucca ed occasionalmente con latte di capra, tipico delle popolazioni Druse si è diffuso rapidamente nelle cucine del Medio Oriente.

Pita - è chiamato il pane nazionale di tutto il medioriente compreso Israele, ed è diventato popolare grazie alla sua fragranza e per il fatto che permette di mangiare con la tecnica della "scarpetta" le insalate. È l'accompagnatore principale di piatti differenti, alcuni dei quali esclusivamente israeliani come gli Schnitzel. Anche il Lafa è popolare ma soprattutto * per accompagnare differenti piatti di carne.

Shakshuka - un piatto preparato con uova, cipolla fritta, pomodoro e peperoni e spezie. La frittura è realizzata con olio di oliva. Si tratta di un piatto tipico del Nord dell'Africa.
Canapè fritti, come il Falafel, sono tra i piatti più popolari tra gli israeliani. Ci sono attualmente ristoranti che servono Falafel di quattro tipici Verde con prezzemolo e coriandolo, e Rosso piccante. Altri aperitivi fritti includono il Kubbeh, sigarim, e pastelim che arrivarono da differenti paesi del Medio Oriente.

Zuppe -

la maggioranza proviene dalla Cucina ebraico yemenita portato in Israele da immigranti di quel paese. Tra le più popolari c'è la zuppa di fagioli.

Torte salate -

come le Burekas portate in Israele dagli ebrei dei Balcani, anche queste molto popolari. Piatti simili sono il Malawach ed il Jachnun arrivati insieme agli ebrei dello Yemen.

Sandwich come il Sabich, un sandwich iracheno che un tempo si poteva trovare solo a Ramat Gan, mentre oggi lo si può trovare in tutto Israele. Il sandwich tunisino fatto di tonno, patate cotte e Matbucha in panino arrotolato, è presente anche in una versione fritta conosciuta come Fricassea.
Carne arrostita è il più popolare stile per cucinare la carne in Israele. Tra i piatti che si cucinano in questa maniera ricordiamo il Kebab e lo Shashlik.

Shawarma arrivata in Israele dalla Turchia, quando la regione faceva parte dell'Impero Ottomano. La Shawarma è molto popolare in Israele e comunemente è preparato con carne di pecora, tacchino o pollo ricoperta di grasso di pecora.

Pesce -

Ristoranti di pesce israeliani servono pesce fritto e pesce al sugo. Il Chraime è un popolare piatto di pesce al forno in salsa di Pilpelchuma che fu portato dagli ebrei della Libia.

Hummus è una salsa a base di pasta di ceci e pasta di semi di sesamo, molto diffuso in tutti i paesi arabi, è ormai un classico anche nella cucina israeliana. Viene solitamente consumato insieme a focacce di pane azzimo, oppure spalmato all'interno della pita o della lafa prima di farcirle di falafel o di shawarma.

Mejadra quasi ogni etnia ha il suo piatto di riso, conosciuto anche come "Mujaddara", ed è il più popolare piatto di riso in Israele, oltre al normale di riso bianco, è arrivato dal Libano attraverso gli arabi della Galilea.

Muhammara - appetizer mediorientale a base di pane peperoni e sciroppo di melograno.
Dolci in Israele sono serviti allo stile orientale, ed includono i dolci come il Blancmange e Baklava.

Dolci israeliani

Halva è un dolce di origine turca diventato molto popolare tra gli israeliani. Dagli anni '90 ad oggi sono stati creati molti originali dolci con base halva, come il Halva parfait inventato dallo chef israeliano Tsachi Bukshester, e da allora è diventato popolare in tutti i ristoranti israeliani.
Caffè nero con cardamomo, o senza, molto popolare è anche il caffè turco.

Cucina tradizionale ebraica

Questi sono i piatti tipici ebraici che hanno guadagnato popolarità fuori dei posti di origine.

Gli ebrei di origine askenazita hanno portato nella cucina israeliana il cholent, il brodo di pollo, lo Schnitzel ed il purè, o insalate come l'insalata di uova, russa e l'insalata con fegatini. Altri piatti tipici, includono il Gefilte Fish, polpette di pesce, ed il Kugel. Il "Kugel Gerusalemme" preparato con il caramello, può essere considerato come un piatto originale israeliano. Le prime pasticcerie israeliane appartenevano ad ebrei askenaziti ed è la ragione per la quale molti dei più popolari dolci, come torte e paste, provengono dall'Europa Centrale. Questi includono le varietà di Sufganiyá ed Oznéi Amman (le orecchie di Amman).

Gli ebrei originari del Nord dell'Africa hanno introdotto nella cucina israeliana il Cuscus ed il Mafrum che hanno acquisito gran popolarità in Israele. Hanno introdotto anche la Shakshuka e insalate, come la Matbucha e l'insalata di carota marocchina. Lo Chraime, piatto tipico della cucina tripolina, ha guadagnato popolarità negli ultimi anni.

Gli ebrei originari dei Balcani hanno introdotto nella cucina israeliana le Burek, conosciute in Israele come Burekas, lo yogurt e l'Ikrà. La cucina di origine balcanica ha avuto un'importante influenza nella cucina di Gerusalemme e nella cucina Tiberiana che si sviluppò già prima della Prima Aliyah.
Gli ebrei originari dello Yemen hanno introdotto nella cucina israeliana il Jachnun, il Malawach e lo Skhug.

Gli ebrei originari dell'Iraq non solo portato nella cucina israeliana l'Amba, il Kibbeh ed il Sambusac, ma anche ortaggi sottaceto. Il Sabich, è attualmente molto popolare.

fonte: Wikipedia


Tavola israeliana


Dolci israeliani

domenica 23 luglio 2017

dopo Altamira tutto è decadenza


Nel 1879 un archeologo dilettante scoprì, grazie al contributo decisivo della figlia di nove anni, delle pitture rupestri sulla volta di una grotta. L’archeologo, dilettante, si chiamava Marcelino Sanz de Sautuola e la bimba, cui tutto il genere umano dovrebbe rendere ringraziamenti, Maria. 
Nei mesi successivi, Sanz si fece affiancare da un archeologo dell’Università di Madrid, Juan Vilanova y Piera, per effettuare degli scavi nel complesso di grotte. Trovarono un mondo incantato e perduto che fecero risalire all’epoca paleolitica. Sanz e Vilanova riportarono le ricerche, le opere rinvenute e le datazioni in un notissimo studio pubblicato nel 1880. Nello stesso anno, a Lisbona, si consumò il Congresso preistorico dove le tesi degli spagnoli furono rigettate senza appello. Non solo gli specialisti francesi, di cui riporto i nomi perché non si perdano nei meandri della storia, Gabriel de Mortillet ed Emile Cartailhac rifiutarono la datazione al paleolitico, ma aggiunsero ridicolo allo studio degli spagnoli, senza pensare che la storia avrebbe coperto loro di ridicolo. Sanz de Sautola fu accusato di truffa a causa dell’elevata qualità artistica e dell’eccezionale stato di conservazione delle pitture rupestri. Il ridicolo nella storia della scoperta delle grotte d’Altamira sembra non chiudersi mai: un contadino locale sostenne che le pitture sulle pareti erano state create da un artista contemporaneo su invito di Marcelino Sanz de Sautuola.
Sanz de Sautuola morì, nel ridicolo degli accademici, nel 1888.



Nel 1902, quando altre scoperte avevano contribuito ad avallare l’ipotesi della datazione al paleolitico delle pitture d’Altamira, la società scientifica si decise a rivedere il proprio giudizio sulle scoperte degli archeologi spagnoli. Uno dei francesi che irrise Sanz de Sautuola ammise, anche troppo enfaticamente, il proprio errore in un articolo divenuto celebre con il titolo di Mea culpa d’un sceptique. Il saggio fu pubblicato sul giornale L’anthropologie. Negli stessi momenti un secondo studioso francese, Joseph Déchelette, si spinse a definire Altamira la Cappella Sistina della Preistoria.
Purtroppo Marcelino Sanz de Sautuola non poté assistere al trionfo delle proprie ricerche.
Con il benestare della comunità scientifica internazionale, ripresero gli scavi. A dirigere i lavori Hermilio Alcalde del Rio. Gli anni passarono velocemente, sino a giungere al 2008 quando la datazione uranio-torio fece risalire ad un periodo compreso tra 35000 e 25000 i dipinti sulle pareti della magnifica grotta.
Occorre aggiungere che recenti studi sembrano confermare l’ipotesi che ci si possa trovare di fronte ad opere collettive, completate da migliaia di mani diverse in centinaia d’anni.



L’impatto culturale della grotta d’Altamira è rintracciabile nelle parole del maestro Pablo Picasso, che al termine di una visita esclamò: “Dopo Altamira tutto è decadenza”.
Purtroppo anche in questo sito, come a Lascaux in Francia, l’anidride carbonica prodotta dal respiro dei tanti visitatori ha gravemente danneggiato le opere. La decisione fu di chiudere al pubblico il sito dal 1977. Nel 1982 furono riaperte parzialmente. Da quell’anno i visitatori sono accettati in un numero tanto ridotto che la lista d’attesa è di almeno tre anni.
Le istituzioni si chiesero quale fosse il modo migliore per permettere al pubblico di visionare le magnifiche opere celate nell’antro della terra, e la decisione ricadde sulla costruzione di una copia, o replica, delle pitture rupestri. Dal 2001 è possibile visitare la riproduzione della grotta d’Altamira in un sito non lontano dall’originale.
E’ lecito porsi la domanda sul perché siano così importanti le pitture rupestri spagnole?
La grotta d’Altamira, è una caverna situata nei pressi di Santillana del Mar, nella regione della Cantabria, circa 30 chilometri ad ovest di Santander.
Dal 1985 è inclusa tra i patrimoni dell’umanità dell’Unesco.
La grotta originaria è lunga 270 metri. Il cunicolo principale ha un’altezza che varia dai due ai sei metri.
Malgrado siano state trovate pitture rupestri su tutta la lunghezza del cunicolo, gli studiosi hanno ipotizzato l’occupazione umana della grotta limitatamente all’ingresso. Probabilmente il resto della grotta era usato per cerimonie religiose. 



I nostri antenati utilizzarono il carboncino e l’ocra per dipingere. Probabilmente diluirono i colori per produrre delle tonalità diverse. Incredibilmente sfruttarono i contorni naturali delle pareti per dare l’impressione della tridimensionalità ai soggetti dipinti.
L’animale più rappresentato è il bisonte. Ci sono sedici copie policrome e una in nero, di varie dimensioni, posizioni e tecniche di pittura, undici delle quali in piedi, le altre statiche o in movimento sul lato sinistro. Le dimensioni delle rappresentazioni del bisonte variano dal metro e quaranta centimetri al metro e ottanta centimetri. Accanto alle rappresentazioni del bisonte, vi sono cavalli, cervi e cinghiali.
Le pitture rupestri di Altamira potrebbero essere immagini di significato religioso, relativo ai riti di fertilità o cerimonie per promuovere la caccia, significato sessuale, totemismo o potrebbero semplicemente essere interpretati come arte per l’arte. Quest’ultima possibilità è stata respinta con vigore da molti studiosi perché gran parte dei dipinti è posizionata in luoghi delle grotte di difficile accesso, quindi difficilmente visualizzabili dagli abitanti dell’epoca di produzione dei dipinti.
Interessante la teoria che le pitture possano essere interpretate come la battaglia tra due clan rivali, rappresentati da cervi e bisonti.



La categoria più ricorrente nell’arte rupestre è quella del mondo animale. Gli artisti adoperavano ogni tipo di accorgimento tecnico per far sì che i dipinti, o le incisioni, si avvicinassero alla realtà. Gli animali erano riprodotti con un’impressionante cura dei particolari.
Alcuni studiosi hanno avanzato l’idea che i nostri antenati avessero una sorta d’ossessione per il mondo animale. Questa teoria è accettabile poiché abbiamo scoperto una scarsa volontà di rappresentare se stesso da parte dell’uomo preistorico.
Gedion scrisse che “la figura dell’essere umano appariva trascurabile a paragone con la bellezza e la forza della figura animale. L’auto esaltazione con cui sia l’uomo che la donna erano presentati nudi alla luce del sole nella scultura greca, era totalmente inimmaginabile per l’uomo primitivo”.
Ammirazione per gli animali o culto religioso?
La risposta sarà per sempre sepolta nel buio di queste grotte dipinte.


Fabio Casalini

fonte: https://viaggiatoricheignorano.blogspot.it/


Bibliografia

Antonio Beltran (a cura di), La grotta preistorica di Altamira, Milano, Jaca Book, 1998.

Collins D.,L’avventura della preistoria. Viaggio nel passato dell’uomo dalla scimmia all’artista. Newton compton editori, 1980.

Gedion S., L’eterno presente: le origini dell’arte. Feltrinelli, 1965.

Gregory Curtis, The Cave Painters. Probing the Mysteries of the World's First Artists, New York, Knopf, 2006. 

Russell Dale Guthrie, The Nature of Paleolithic Art, Chicago, University of Chicago Press, 2006. 

William H. McNeill, Secrets of the Cave Paintings, in The New York Review of Books, vol. 53, n. 16, 19 ottobre 2


notizie nascoste


di Letizia Ricci

3 milioni di italiani con malattie rare. Il 70 per cento dei pazienti è costituito da bambini. Che sin troppo spesso hanno difficoltà di accesso alla diagnosi e all’assistenza.

Miliardi di euro sottratti alla salute delle persone. 22,51 miliardi di euro di sprechi sulla spesa sanitaria pubblica: sovrautilizzo di servizi e prestazioni inefficaci e inappropriate, frodi e abusi, acquisti a costi eccessivi, sottoutilizzo di servizi e prestazioni sanitarie efficaci e appropriate, complessità amministrative, inadeguato coordinamento dell’assistenza. 

Il traffico di rifiuti cambia rotta: da Sud a Nord per seppellirli o bruciarli. Coinvolti i dirigenti dei colossi Hera, A2A Ambiente e Aral. Inchiesta dei carabinieri del Noe di Milano con la Direzione distrettuale antimafia di Brescia. Per la prima volta emerge che un flusso di immondizia smaltita illegalmente arriva da Campania e Lazio per finire non trattata anzi interrata o bruciata in Piemonte e Lombardia. Traffico illecito e associazione a delinquere finalizzata al traffico di rifiuti. Indagate 26 persone dei colossi Herambiente (gruppo Hera) e A2A Ambiente e della Aral di proprietà dei Comuni della provincia di Alessandria. La custodia cautelare è subito scattata per l’imprenditore lombardo dei rifiuti Paolo Bonacina e per il responsabile tecnico di Aral, Giuseppe Esposito. Ma l’inchiesta è destinata ad allargarsi. Bonacina era il fulcro del sistema che ha fruttato almeno 10 milioni di euro, coinvolgendo sindaci, intermediari, responsabili commerciali, trasportatori, gestori di inceneritori e discariche, nonché provocando inquinamento ambientale, alterazione del mercato, danni alle casse pubbliche. Tra le ripercussioni, per lo stop dei conferimenti all’impianto di smaltimento Aral di Castelceriolo: allarme emergenza rifiuti per 148 Comuni della provincia di Alessandria. Dove si è già dimesso l’indagato presidente-direttore Aral, Fulvio De Lucchi, “l’uomo banda”. Chieste anche le dimissioni da consigliere e capogruppo PD dell’ex sindaca di Alessandria (non rieletta il mese scorso) Rita Rossa, essendo il marito Ezio Guerci (già vicesindaco) indagato per aver ricevuto mazzetta (un Suv) quale “consulente” Aral, A2a e inceneritore di Acerra. Il “conflitto di interessi” era determinato dal fatto che Aral è posseduta al 93,52% dal Comune di Alessandria. Il Comune ora rischia un secondo dissesto.
    
Taranto non può restare in balia della polvere dell'Ilva fino al 2023. L’Ilva ora ha un nuovo proprietario, ma gli impianti saranno a norma tra altri 6 anni. Così non va.

Il referendum "acqua bene comune" scippato dal governo. Con il referendum del 2011 gli italiani scelsero il sì all’acqua pubblica bloccando la strada ai privati, poi il governo ha di fatto azzerato il referendum: i padroni del “bene comune acqua” (Acea, Hera, Iren, A2a) sono -in un processo di progressive concentrazioni- aziende quotate in borsa multiutilities (servizio idrico, energia, rifiuti) di fatto votate al profitto privato anche quando teoricamente controllate dagli enti locali. Il fallimento della privatizzazione è segnato dall’aumento delle tariffe e dal peggioramento del servizio stante i mancati investimenti (5 miliardi l’anno): su 100 litri distribuiti 39 si perdono dalle reti idrauliche colabrodo. Le gestioni interamente pubbliche sono sempre più minoranza (34 su 72).

Acqua pubblica, il referendum è stato del tutto inutile. Il Consiglio di Stato ha respinto, in via definitiva, i ricorsi presentati da Codacons, Federconsumatori, Associazione Acqua Bene Comune, contro il metodo tariffario approvato nel 2012 dall’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico (Aeegsi) per calcolare la tariffa che gli utenti devono pagare ai loro gestori per la fornitura e il trattamento delle acque.

Manifestazione popolare a Niscemi contro il Muos. Mobile User Objective System è un sistema di telecomunicazioni satellitare della marina militare statunitense, composto da cinque satelliti geostazionari e quattro stazioni di terra, di cui una a Niscemi, dotate di tre grandi parabole del diametro di 18,4 metri e due antenne alte 149 metri. Sarà utilizzato per il coordinamento capillare di tutti i sistemi militari statunitensi dislocati nel globo, in particolare i droni, aerei senza pilota che saranno allocati anche a Sigonella. I cittadini No MUOS esprimono fortissime preoccupazioni riguardo le conseguenze per la salute umana, l’ecosistema, la produzione agricola, il diritto alla mobilità e allo sviluppo del territorio, diritto alla pace e alla sicurezza del territorio e dei suoi abitanti. 

CETA, no alla ratifica: migliaia di persone protestano a Montecitorio. L’accordo commerciale tra Unione Europea e Canada causerebbe danni sostanziali all’agricoltura italiana, alle produzioni di qualità, ridurrebbe i diritti del lavoro e aprirebbe all’importazione di sostanze chimiche vietate e combustibili inquinanti, minando conquiste sociali e standard ambientali. Intendono dare il via libera all’accordo tossico UE-Canada. La vasta e trasversale opposizione sui territori non può essere ignorata. Aderisci anche tu alla mobilitazione per bloccare la ratifica: clicca qui. Scarica e diffondi a tutti i tuoi contatti l'ultima pubblicazione Stop TTIP Italia sulla disinformazione.  

La California classifica il glifosato come cancerogeno. La molecola è il principio attivo del più importante fitofarmaco (insetticida) commercializzato dalla Monsanto, la quale promette battaglia. 

In Norvegia spopolano le auto elettriche. 27,7% del mercato. Assieme alle ibride le elettriche superano inoltre la soglia del 50%. La Norvegia ha fissato come obiettivo di porre fine, nel 2025, alla vendita di auto dotate solo di un motore a combustione.

“Mondo in cammino” è volontariato che si muove. Nella recente missione di Mondo in cammino a Radinka, vicino a Chernobyl, in Ucraina, abbiamo toccato con mano, per l’ennesima volta, la grave presenza di contaminazione radioattiva nei prodotti alimentari, a ben 31 anni di distanza dall’incidente nucleare… il 90% dei bambini è ammalato con già evidenti danni genetici da contaminazione radioattiva.

E la chiamano "ripresa": la povertà assoluta è salita al 12%, la disoccupazione dei giovani è al 40%. In più, il 20% (11% in Europa) dei giovani non lavora, non studia e non cerca un impiego. Chi è assunto nella precarietà, guadagna meno del 60% del lavoratore ultrasessantenne, costretto a non cedere il posto per effetto dell’aumento dell’età pensionabile. I contratti precari sono il 23% (14% in Europa). Il 20% degli operai è nella fascia di povertà. Non si mette su famiglia prima dei 30 anni. I limitati contributi pensionistici determineranno che i giovani saranno costretti a lavorare finchè moriranno, oppure a sperare di morire prima di andare in pensione. Dunque i giovani entrano nel mondo del lavoro più tardi (o mai), per uscirne più tardi e più poveri dei genitori. A sostenere le pensioni dei quali mancheranno i contributi dei giovani. Clicca qui Paolo Baroni “Poveri aumentati del 50% tra le famiglie giovani con figli. 4,742 milioni in povertà assoluta, 8,465 in povertà relativa, 1,292 i minori in povertà assoluta”.

"Progetto mesotelioma" va avanti. Fortemente voluto dall’Associazione famigliari delle vittime dell’amianto, può contare su un finanziamento di 3 milioni e 800mila euro accantonati dai cittadini di Casale Monferrato attraverso le transazioni private con Stephan Schmidheiny, imputato svizzero finora clamorosamente assolto dal genocidio. 

fonte: http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/

martedì 18 luglio 2017

obbligo vaccini: la politica ha abbandonato i genitori italiani

E’ inutile nasconderselo: in questi giorni stiamo provando tutti una forte frustrazione, dovuta alla questione dei vaccini. E il fatto che il decreto-legge stia per passare grazie ad una mozione di fiducia – senza quindi nemmeno una parvenza di discussione in aula – non fa che aumentare le sensazione di ingiustizia che ci opprime tutti. Va benissimo andare a Pesaro, stringersi in un abbraccio e contarsi fra di noi. Ma che ci fossero 5.000 oppure 30.000 persone non fa molta differenza, nel momento in cui i media decidono compatti di non dare nessun risalto particolare a questo evento. Ed è proprio questo che fa scattare la frustrazione: l’impossibilità di far sentire la propria voce. Normalmente, il dissenso trova due strade per arrivare al resto della popolazione: la prima è quella di una adeguata eco mediatica, che dia una giusta risonanza alle proprie esigenze. La seconda è quella di un’adeguata rappresentazione politica, da parte di almeno una fetta dell’arco elettorale.
Finché c’è un partito, per quanto piccolo, che si faccia carico di dare voce alle sue istanze, il cittadino si sente comunque rappresentato e, anche se in minoranza, sa di avere voce in capitolo. Ma nel momento in cui non solo nessuna testata La manifestazione di Pesarogiornalistica decide di dare appoggio alla tua causa, ma anche nessun partito politico decide di farne la propria bandiera, ecco che scatta la frustrazione. Il riferimento alla mancata presenza dei 5 Stelle in questa battaglia è fin troppo evidente. Non solo la loro mossa vigliacca di sfilarsi dal confronto sui vaccini (per paura di venire etichettati come antivax) ha lasciato senza rappresentanza una grossa fetta di popolazione, ma ormai sistematicamente da oltre un mese i cinque stelle stanno comunque perdendo terreno nei sondaggi. Galleggiavano nelle vicinanze del 30% nel mese di maggio, e ora sono scesi intorno al 27.
E purtroppo questo trend sembra destinato a continuare, nel senso che più i 5 Stelle cercano di apparire “responsabili” e “degni di governare”, più finiscono per assomigliare sempre di più agli altri partiti, ovvero ad entità ambigue e poco rispettabili, il cui vero scopo non sia quello di difendere gli interessi dei cittadini, ma di difendere quelli di coloro che li controllano. Come diceva Honoré de Balzac, «da quando le società esistono, un governo è sempre stato, per forza di cose, un contratto di assicurazione concluso fra i ricchi contro i poveri». Forza 5 Stelle, avanti di questo passo sarete presto anche voi “degni di governare”.
(Massimo Mazzucco, “La frustrazione”, dal blog “Luogo Comune” dell’11 luglio 2017).

fonte: http://www.libreidee.org/

vaccini pericolosi: inchiesta giudiziaria in corso




di Gianni Lannes

La magistratura tricolore indaga a fondo? «Fascicolo trasmesso per competenza» così si è espresso il sostituto procuratore Lucia Terzariol il 26 maggio scorso. La Procura della Repubblica di Udine ha trasferito per competenza alla Procura di Roma il 14 marzo 2017 il fascicolo relativo al procedimento penale “1059/17 Ignoti”. Con la salute degli esseri umani non si specula.






Il 9 marzo scorso, Luca Scantamburlo, padre di due figli, con un passato da giornalista, ha sporto denuncia e ha peraltro segnalato all’autorità giudiziaria, nonché invano ai mass media:

«NOTIZIA di una CONFIDENZA / RICHIESTA DI AIUTO DA PARTE DI UN DIRIGENTE ASL DI I FASCIA, MEDICO, IN SERVIZIO ALLA AIFA, CHE PARLA IN RETE DI UN "DRAMMATICO" PROBLEMA DI SICUREZZA PRESENTE NEI VACCINI. In riferimento a tale confidenza scritta rilasciata da un addetto ai lavori, di pubblico dominio e da me individuata in un social network di discipline scientifiche in lingua inglese, dedicato ad addetti ai lavori, il sottoscritto si attiverà a giorni, con le Autorità, e invierà loro formalmente il suo nominativo (in chiaro, perché l'addetto ai lavori si è firmato con nome e cognome) ed ogni altro dato utile per comprendere se l'identità dichiarata dal medico sia corrispondente al vero, e se vi siano stati problemi di trasparenza ed ostacoli incontrati da dirigenti ed operatori AIFA».  

Cinque mesi fa il signor Scantamburlo, ha scoperto che negli Stati Uniti d’America già negli anni ’80 - in base a quanto evidenziato in un'informativa all’istituto superiore di sanità del 10 maggio scorso a firma dell’avvocato Giuseppe Ursini per conto del Codacons - «secondo le analisi su alcuni campioni di vaccini, evidenziano contaminazione dei medesimi ed in particolare la carenza di sicurezza per la salute».

D’altronde, anche  la vaccinista Organizzazione mondiale della sanità, e pure le multinazionali farmaceutiche nelle loro carte segrete, hanno già attestato la pericolosità dei vaccini, eppure in Italia le autorità di ogni ordine e grado sono sorde all’evidenza dei fatti e con un abuso di potere, si accingono ad imporre un trattamento sanitario obbligatorio di massa a neonati, bambini e adolescenti sani.

Il cittadino Scantamburlo non si è perso d’animo e ha scritto alle massime autorità italiane: addirittura ha scomodato i senatori, i giornalisti e perfino l’assessore regionale al ramo “salute” del Friuli Venezia Giulia, tale Maria Sandra Telesca. A tutt’oggi, però, nessuno si è fatto ancora vivo, neppur dal porto delle nebbie capitolino. Eppure i reati istituzionali in corso sono di una gravità inaudita. Allora c'è un giudice a Berlino o bisogna attendere l'intervento divino?

fonte: http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/

domenica 16 luglio 2017

i colossali monoliti di Baalbek e l'ipotesi dei Giganti


Stonehenge, Ollantaytambo, Palenque, Isola di Pasqua: noi di Sator ws abbiamo spesso parlato di antiche strutture megalitiche nel mondo. Posti misteriosi come le pietre ciclopiche delle piramidi di Giza in Egitto, le mura gigantesche in Francia, Giappone, Perù, Messico e così via. Strutture peraltro architettonicamente tutte simili, anche se distanti tra loro migliaia di km… Molto probabilmente questi enormi monumenti furono eretti da un'unica razza che abitò sulla Terra in epoche remotissime, prima ancora che i popoli antichi da noi conosciuti vi abitassero. Ma quale poteva essere questa razza così avanzata tecnologicamente e in grado di edificare monumenti colossali strutturati da blocchi di pietra dal peso di centinaia di tonnellate? Ci viene subito in mente l'ipotesi dei Giganti di cui tutte le antiche culture del mondo parlano; sono presenti anche nella Bibbia e conosciuti con il nome di Nefilim. Questi erano descritti come creature gigantesche cadute dal cielo e accoppiatesi con le donne di Palestina dando origine ad una razza ibrida.
(Sopra) Il colossale tempio di Venere a Baalbek, nemmeno il più grande del complesso: i romani costruirono su un preesistente sito megalitico di proporzioni colossali. 

Tra i templi colossali più stupefacenti del mondo c'è quello di Heliopolis a Baalbek in Libano. Ciò che colpisce subito di questo enorme e antico complesso sono le dimensioni. Guardando il tempio principale di Giove ci si rende conto che è al di fuori della portata umana, soprattutto per quanto riguarda il basamento dell'edificio dove si possono vedere i massi più grossi, ognuno dei quali misura oltre 21 m di lunghezza per quasi 5 di larghezza e con un peso di circa 1000 tonnellate. Secondo l'archeologia ufficiale il sito attribuito ai Cananei risale all'età del bronzo, intorno al 2900-2300 BCE ed è dedicato alla triade Adad-Ishtar-Shamash. Anche il famoso ricercatore russo Zecharia Sitchin ne parla, secondo la sua opinione il sito è stato costruito da una razza aliena, gli Anunnaki provenienti dal pianeta Nibiru nel 10.500 BCE come affermano gli antichi testi sumeri; questi sono gli stessi giganti Nefilim descritti dalla Bibbia....
Durante il dominio greco dei Tolomei la città fu ribattezzata Heliopolis, dedicata al dio del sole greco Helios e a quello egizio Ra. Successivamente, durante il domino romano, la triade divina fu trasformata in quella di Giove-Venere-Mercurio, poi nell'epoca Neroniana, furono costruiti il tempio di Giove nel 60 CE, mentre allo stesso tempo fu costruito l'altare a torre d'avanti all'edificio. Nelle epoche successive, sotto i vari imperatori, Traiano, Antonio Pio e Caracalla, furono edificati il tempio di Bacco e il tempio di Venere. Infine ci fu Filippo l'Arabo nato a Damasco che costruì il cortile esagonale. Ma è evidente che i basamenti del colossale sito sono molto più antichi e non sono né di origine greca nè romana, dato l'uso di blocchi megalitici che costituiscono i templi, usanza non certo tipica di queste due grandi culture. Certamente vedendo le dimensioni dei blocchi la prima cosa che viene in mente sono ancora una volta le analogie con altri più celebri monumenti del mondo come i massi della piramide di Cheope, le mura ciclopiche di Cuzco in Perù, i menhir di Stonehenge o tanti altri monumenti megalitici ritrovati come abbiamo già accennato nei più svariati luoghi del mondo.


(In alto) Il tempio di Giove mostra soltanto poche colonne, ma le dimensioni sono colossali, superiori ai 40 metri. Però quel che impressiona è il basamento.


(A sinistra) Il monolito incastrato nel terreno a pochi passi dai templi pesa 1150 tonnellate, è una delle pietre più pesanti mai scolpite dell'uomo. Solo esseri umani di proporzioni gigantesche avrebbero potuto pensare a costruzioni di simili dimensioni?



(a destra): le pietre che lo compongono sono lunghe decine di metri e spesse altrettanto. Come era possibile muovere con le tecnologie dell'antichità massi del peso di oltre mille tonnellate?

Da anni ormai si fanno molteplici ipotesi su come sono stati edificati questi monumenti di dimensione ciclopiche. La nostra teoria è che si tratti proprio di esseri letteralmente giganti, gli stessi che in un'epoca remotissima antidiluviana popolavano la Terra.

Si trattava molto probabilmente di un'unica cultura mondiale che edificò il monumento sottostante i templi romani di Baalbek, le piramidi di Giza, le fortezze del Perù e i Moai dell'isola di Pasqua, e così via. Questi Nefilim, o come li chiamavano i sumeri Anunnaki, secondo anche la teoria di Zecharia Sitchin che ha tradotto le tavolette sumere, arrivarono dal pianeta Nibiru per estrarre l'oro dalle cave terrestri, crearono da un esperimento genetico l'essere umano allo scopo di usarlo come schiavo per i lavori in miniera. L'antica triade di divinità era composta da Adad (o Sin), antichissimo re divino figlio di Enlil dio sumerico del vento e della pioggia, Ishtar dea dell'amore e Shamash, divinità solare raffigurato su un disco alato, forse il comandante di questi remoti astronauti.

Presumibilmente questi antichissimi monumenti archeologici servivano da basi di lancio e di atterraggio delle loro navi. Che sia vero o no, forse l'unica spiegazione è proprio che siano stati esseri di dimensioni davvero gigantesche ad aver edificato tali colossi, dopodiché, quando tutto poi fu spazzato via dal Diluvio, le civiltà si insediarono in questi luoghi e trovarono già lì i monumenti lasciati dai loro predecessori. Ancora oggi si fanno tante ipotesi su come ad esempio fu costruita la grande piramide di Cheope; sicuramente non gli Egizi contadini o schiavi con attrezzi di rame, tantomeno apparteneva al faraone Cheope, semmai sia esistito. E sicuramente coloro che si stanziarono successivamente, cioè gli stessi Egizi, trovarono, proprio lì, le tre piramidi e la Sfinge e rimodellarono i tratti dell'immensa statua.

Ma probabilmente questi giganti qui che costruirono le piramidi erano invece i cosiddetti Shemsu-Hor, cioè, esseri divini seguaci del dio Horus che regnarono in Egitto prima ancora dei Faraoni umani. La stessa cosa accadde anche in Perù, dove si può vedere chiaramente a Machu Picchu come i massi ciclopici siano incastrati tra loro perfettamente senza cemento, mentre in un secondo momento le costruzioni degli Incas arrivati dopo sono state poste al di sopra di esse. Questi sono fatti di mattoni molto più piccoli e con tetti di paglia, tipiche costruzioni di popoli contadini che non hanno niente a che vedere con le tecnologie dell'epoca precedente ormai distrutta dall'immane cataclisma. In poche parole il mondo ricominciò da capo.


(sopra ) Architettura megalitica del Tempio di Valle presso la Sfinge, a Giza in Egitto. 


(A sinistra) Lo stesso tempio mostra massi levigati e incastrati come nell'architettura peruviana. Notare le dimensioni dei blocchi. 







La Grande Piramide è costruita con blocchi di calcare del peso che va dai 50 alle 200 tonnellate, con massi megalitici nella Camera del Re che raggiungono i 500.










Un altro oggetto impossibile: l'obelisco di Luxor, alto 40 m e pesante 1100 tonnellate, rimasto nella sua cava.












La Sfinge di Giza con davanti il Tempio di Valle megalitico.







La nostra inviata Antonella a Sacsayhuaman, in Perù, davanti a un monolite intagliato a varie facce alto 5 metri e pesante 400 tonnellate.

Oltre alle storie sui Nefilim o Anunnaki altre culture e tradizioni antiche narrano di Giganti; tra queste ci sono l'Edda, un poema epico della tradizione vichinga. Nel testo è scritto che all'inizio esistevano solo due regni: a nord Niflheim desertico e ghiacciato, mentre a sud Muspellheim, un regno infuocato abitato da demoni con a capo un gigante di nome Sutr il Nero. Dall'unione dei due regni, dal ghiaccio liquefatto dal fuoco, diedero vita ad un essere gigantesco di nome Ymir. Lo stesso personaggio è associato a Yama nella mitologia indiana. 

Essi descrivevano questi giganti come esseri dotati di un enorme forza fisica e di grande conoscenza. Anche nella mitologia greca si parla di esseri giganti nati dall'unione di cielo e terra, ad esempio i Ciclopi o anche i Titani. Queste storie però non sembrano essere solo mitologia; molti sono finora le testimonianze archeologiche ritrovate un po' ovunque nel mondo di esseri giganti. 

Nel 1936, durante l'epoca fascista, si leggeva nel "Notiziario" (giornale del regime) del ritrovamento nello Stato di Chihuahua in Messico di scheletri giganti alti dai 3 ai 3,60 m di altezza. Gli archeologi dell'epoca affermarono che si trattava sicuramente di una razza sconosciuta e vissuta in epoca antidiluviana; resti di un popolo scomparso a causa di in cataclisma che inabissò il loro continente. E' evidente che questi si riferissero al mitico continente di Atlantide. Tra le altre scoperte ci sono gli scheletri di uomini alti 3,60 m dentro una caverna sempre in Messico con accanto oggetti di vario genere. Ma il più sconcertante tra i ritrovamenti fu sicuramente quello di Hernan Cortes, che durante la conquista del Messico si impossessò di ossa umane di dimensioni enormi, tra cui un femore di 180 cm. Gli indigeni che le possedevano dissero appartenere ad un'antica razza estinta: è esposto oggi al Mt. Blanco Fossil Museum negli Stati Uniti.

Un altro femore strabiliante, alto come un uomo, fu trovato nell'800 in Mesopotamia, l'odierno Iraq; nel 1577 a Weillisau in Svizzera fu trovato uno scheletro umano alto 5,80 m, oggi esposto in una ricostruzione al museo locale. Poi ancora nel 1870 gli indiani Omaha trovarono una sepoltura di otto giganti i cui teschi misuravano 60 cm. Gli Omaha conoscevano la loro origine attraverso le tradizioni e li chiamavano Mu-A-Luska, dicendo anche che venivano dall'Oceano Pacifico; probabilmente erano proprio originari del continente perduto di Mu che si trovava in quell'oceano. Nel 1925 a Glozel in Francia furono rinvenute ossa giganti risalenti a1 7000 BCE, accompagnati da oggetti artigianali anch'essi giganti.

Nel 1924 in Texas furono addirittura trovate pitture rupestri che raffiguravano un tirannosauro, mentre nello stesso stato c'erano perfino orme di giganti umani assieme a quelle di dinosauri; queste furono ritenute attendibili dagli studiosi. Nel 1943 nelle isole Aleutine alcuni militari trovarono ossa di giganti veramente enormi, di circa 7 m.

Perfino in Italia si possono osservare ossa umane gigantesche conservate in necropoli nuragiche in Sardegna e ancora molti altri sono ancora sparsi per il mondo. Secondo uno scienziato di nome Horbiger, in passato la Terra avrebbe avuto più lune influenzando il campo magnetico terrestre e facendo crescere a dismisura gli esseri viventi. Poi successivamente una di queste lune entrò in collisione con il nostro pianeta provocando un enorme cataclisma che stravolse e inabissò terre e continenti, e con essi questi esseri. Forse alcuni di essi vivono ancora oggi, magari rifugiatisi, come testimoniarono alcuni indios dell'Amazzonia all'inizio del XX secolo, nel leggendario Regno sotterraneo di Agharti.


Tracce di Giganti. un uomo ha trovato nel suo giardino un femore di 1,5 m;






Foto ottocentesca del ritrovamento di uno scheletro di Gigante.

Fonte: www.satorws.com

fonte: https://crepanelmuro.blogspot.it/

pane di Matera



il pane di Matera è il pane ottenuto mediante un antico sistema di lavorazione, tipicamente utilizzato dai panificatori della provincia di Matera. Tale sistema prevede l'utilizzo esclusivo di semola di grano duro.

Storia

Il pane di Matera, con il suo sistema di lavorazione, ha una lunghissima tradizione risalente al Regno di Napoli ed anche oltre, come confermato da numerose ed autorevoli fonti storiche. È da sempre alimento tipico del territorio materano, tradizionale zona di coltivazione di cereali, come risulta anche da diverse testimonianze artistiche e letterarie che attestano l'importanza ed il culto del pane nella vita e nell'economia di tutto il territorio. Particolarmente suggestivo il rito dei tre tagli impressi con il coltello all'impasto, che rappresentavano la Santissima Trinità; gesto di profonda devozione con cui le famiglie ringraziavano Dio per la possibilità di usufruire di questo bene primario.

Zona di produzione

La zona di produzione del pane di Matera è costituita da tutto il territorio della provincia di Matera; tuttavia il tipico pane a forma di cornetto è prodotto principalmente nel comune di Matera stessa e nei paesi dell'alta provincia materana (Montescaglioso, Irsina, Tricarico, Grassano, Grottole). Nei paesi della bassa provincia materana come Montalbano Jonico, Tursi, Pisticci si produce il pane di forma rotonda, leggermente diverso in termini di sapore e consistenza rispetto al tipico pane materano.

Caratteristiche del prodotto

Il pane di Matera deve avere le seguenti caratteristiche:

Forma a cornetto oppure a pane alto;
Pezzatura da 1 o 2 kg;
Spessore della crosta di almeno 3 mm;
Mollica di colore giallo paglierino con caratteristica alveolazione;
Umidità non superiore al 33%.

La scelta di vecchie varietà di grano, che conservano, nel loro patrimonio genetico, caratteristiche non presenti in altre, dà luogo a farine che trasferiscono al pane il gusto ed il sapore unico che lo contraddistinguono. Si aggiungano il processo di lavorazione e, nello specifico, la realizzazione del lievito madre, che, prodotto con frutta fresca, aggiunge ulteriori e particolari sensazioni di gusto.

Produzione

Il prodotto si ottiene mediante l'antico processo di produzione che prevede l'utilizzo di lievito madre, semola di grano duro, sale e acqua. Parte delle semole da utilizzare per la produzione deve provenire da vecchie varietà coltivate nel territorio della provincia di Matera quali Cappelli, Duro Lucano, Capeiti, Appulo. Può essere cotto sia nel forno a legna che nel forno a gas. Il prodotto ottenuto, grazie agli ingredienti utilizzati ed alla specificità del processo di lavorazione, si caratterizza per un colore giallo, una porosità tipica e molto difforme (con pori, all'interno del pane, del diametro variabile da 2–3 mm. fino anche a 60 mm), un sapore ed un odore estremamente caratteristici. La conservabilità del pane, così ottenuto, può raggiungere i 7 giorni di tempo per le pezzatura da 1 kg ed i 9 giorni per la pezzatura da 2 kg

fonte: Wikipedia